San Pantalon

Soffitto

Giovani Antonio Fumiani, Il martirio di San Pantalon, 1680-1704

 

La decorazione pittorica del soffitto dell'unica navata, affidata al parrocchiano GIOVAN ANTONIO FUMIANI, apre agli occhi di chi sosta in chiesa di San Pantalon un imponente e solenne scenario, che raddoppia con colonne e arcate l'architettura sottostante e schiude al centro uno squarcio di ciclo. È qui collocato il racconto del martirio del santo e la sua accoglienza da parte di Gesù nel paradiso in un turbinio di angeli festanti, con corone, palme e strumenti musicali. A chi contemplava la rappresentazione quasi teatrale, secondo il gusto del tempo, erano note le precedenti vicende della vita di san Pantaleone. A Nicomedia negli ultimi decenni del iv secolo Pantaleone, che era divenuto cristiano per l'educazione della madre e del prete Ermolao, esercitò la professione di medico anche presso la corte imperiale di Massimiano, ma, accusato di magia dai colleghi per le sue prodigiose guarigioni, fu dall'imperatore condannato a morte. Le notizie che abbiamo derivano dalla sua Passio, che ne celebra la vita e il martirio. Il racconto, costruito attorno a un sicuro nucleo storico, si modula secondo alcuni schemi comuni a tutte le Passiones dei martiri, che, ricostruendo con libertà gli episodi della loro vita, intendono sottolinearne l'adesione totale alla proposta evangelica. La loro forma narrativa, con continui rimandi ai testi biblici, è un modo letterario di proporre la teologia, la morale, la spiritualità incarnate in questi uomini e in queste donne. Per Pantalcone l'amore per il prossimo, richiesto con forza da Gesù a chi vuole essere suo discepolo, si realizza nell'attenzione agli ammalati, ai deboli, a quanti sembrano disperare della salvezza.

Sotto la scenografica ambientazione del martirio del santo, separati dal maestoso architrave aggettante, sono distribuiti i dodici Apostoli, che per primi annunciarono e testimoniarono il Vangelo, a due a due nella serie dei pennacchi sopra le arcate che introducono alle cappelle. Sono essi le «colonne» portanti dell'architrave ed elementi di fondazione dell'edificio in cui si celebra il martirio di Pantaleone. Allo stesso livello e allo stesso modo le Virtù sono state pensate come i pilastri angolari dei due edifici. Agli angoli della controfacciata sono ben leggibili le quattro Virtù cardinali: la Fortezza e la Temi peranza (a destra), la Gìitistizìa e la Prudenza (a sinistra). Verso il presbiterio vi sono le tre Virtù teologali: la Speranza appoggiata a un'ancora e la Fede con il calice, a destra; la Carità. attorniata da bambini, che viene raddoppiata, in una scena di Assistenza agli infermi, per occupare l'ultimo spazio libero, a sinistra. La parte eminente del soflitto si trova in faccia all'entrata: qui Pantaleone nella sua giovanile bellezza, sereno, luminoso, sicuro, ascolta la definitiva condanna dell'imperatore Diocleziano avvolto in un rosso manto sul seggio imperiale (a destra) e riceve conforto dal ciclo, come già Stefano, il primo martire, modello per tutti gli altri, che pronto per la lapidazione «fissando gli occhi al cielo vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra» (Ai, 7,55). Mentre si sta avvicinando per lui la morte, Pantaleone, come Gesù sulla croce, chiede perdono per i suoi stessi carnefici e sente venire dall'alto le parole: «Oggi non sarai più chiamato Pantaleone, ma Pantaleimone, che significa colui, che ha pietà di tutti. Sarai porto sicuro per chi e sbattuto dai flutti, rifugio dei tribolati, protettore di chi soffre, medico dei malati, nemico degli spiriti cattivi» (Passio).

Sul lato sinistro del soffitto e sopra la controfacciata sono compendiati negli oggetti spezzati (una corda, un uncino, un bastone) in mano ai carnefici, gli strumenti utilizzati per i numerosi martiri cui fu sottoposto Camaleone e che superò per l'intervento salvifico di Gesù stesso, presente accanto a lui nelle sembianze del maestro Ermolao. La vittoria sul male è raffigurata anche, nell'angolo di destra del soffitto, nella punizione di alcuni diavoli fatti precipitare da un angelo con la spada e nelle grandi ligure allegoriche della fascia inferiore. Sopra l'arcata verso il presbiterio, la Fede e la Speranza sorreggono il martire nel momento decisivo della sua vita; sul lato destro, la Giustizia e la Pace sono accoppiate secondo la promessa dei tempi messianici: «misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno» (Sai. 85,11). Di fronte, vinti e delusi, stanno l’Orgoglio e il Furore.

Il grande angelo che fuoriesce dall'arcata centrale con la palma del martirio e il giglio introduce al Trionfo dell’Euraristia nel presbiterio. Nel sollitlo l’offerta di pane e il vino fatta ad Abramo da Melchisedech, re di Salem, (Gen. 14,17-24), appare, secondo l'interpretazioiie patristica, figura dell'eucarestia e si trova in asse con l'altare sottostante, dove si rinnova quotidianamente, nella celebrazione della messa, il sacrificio della croce. Il calice e l'ostia, irradianti luce divina, occupano lo spazio centrale loro dovuto e invitano all'adorazione; la sottostante figura femminile, dolcemente abbracciata a un bambino, è nota allegoria della Carità.

Il tema del Trionfo dell'Eucarestia, inaugurato dal Rubens in Spagna all'inizio del Seicento, molto diffuso anche a Venezia, è qui elaborato in un complesso programma che comprende anche i quadri delle pereti. Più delle due piccole tele dietro l'altare, con l'Ultima cena e la Lavanda dei piedi (scuola veneziana del xvi secolo), iconograficamente pertinenti, è interessante la grandiosa Moltiplicazione dei 3 pani e dei pesci di ANTONIO MOLINARI, a sinistra, anticipazione dell'istituzione dell'eucarestia. Il gesto di condivisione del cibo è un originale inno alla carità, con la bellissima figura di Pietro, l'apostolo al quale Gesù ha affidato la sua chiesa, in primo piano. Sulla parete di destra La Piscina probalica di LOUIS CHERON, con la folla di ammalati che si stringono attorno a Gesù, l'unico vero medico, è intesa come simbolo del battesimo e del «secondo battesimo», la penitenza. Parzialmente inconsueto appare il tema di Cristo in casa di Marta e di Ma ria di GIOVAN ANTONIO FUMIANI, sulla parete di fondo. La preparazione di un fastoso banchetto, per il quale si sta sacrificando un agnello (nella parte inferiore del quadro), non è privo di riferimento eucaristico, ma in grande evidenza sono le figure delle due sorelle, tra le quali maggior rilievo viene dato a Maria, che «si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Le. 10,41). In opposizione a Marta «tutta presa dai numerosi servizi», Maria, assorta in ascolto della parola del Signore che la indica con la mano destra, è qui esaltata come esempio di vita contemplativa. E bene si associa con le quattro grandi figure femminili dei pennacchi, intese appunto come allegorie delle Virtù contemplative l'Orazione (con un braccio alzato e l'altro reggente un cuore), la Mansuetudine, la Pace, la Conversione (con un mostro sotto i piedi e gli occhi socchiusi rivolti al calice) - virtù privilegiate nel complesso clima spirituale dell'epoca quietista.

Maria Da Villa Urbani, Stefania Mason. Chiesa di San Pantalon: arte e devozione. Venezia, 1994.

You are here: Home Storia&Arte Soffitto