San Pantalon

Storia

IL CULTO DEL SANTO A VENEZIA E LA PARROCCHIA DI SAN PANTALON

Il culto di San Pantaleone (vulgo San Pantalon) di Nicomedia in Bitinia (Asia Minore), medico, vissuto tra il III e IV secolo e martirizzato durante la grande persecuzione di Massimiliano1 il 27 luglio di un anno compreso tra il 305 e il 310, fu subito molto vivo nella chiesa orientale ed ebbe presto ampia diffusione anche in Occidente. A Venezia San Pantalon è nominato per la prima volta nel Kalendarium Venetum del secolo XI, il più antico calendario veneziano, che pone la ricorrenza del santo il 28 luglio. Soltanto dal XV secolo è inserito nei messali e segnato sul calendario civile annesso all’Arte del Navegar, che registra la festività dei santi locali.

Tra tutti i santi distribuiti nei mosaici della basilica di San Marco che rappresentano il grande pantheon della devozione dei veneziani, è interessante osservare il posto di singolare privilegio riservato a san Pantaleone. Egli è collocato, in grande evidenza in un tondo del XII secolo, a lato del santo bizantino Teodoro, altro protettore della città, sulla parete sinistra della cappella di San Pietro, a fianco del presbiterio. Questo legame con Teodoro fa supporre la consapevolezza  nei veneziani che la sua devozione derivasse da Bisanzio, anche se non va escluso un tramite ravennate. Nel Tesoro della Basilica inoltre si conserva in una preziosa teca bizantina l’importante reliquia di un braccio di san Pantaleone. Le braccia e le mani del santo erano considerate dai fedeli il mezzo con cui egli aveva donato la salute a quanti ricorrevano fiduciosi a lui. Di Pantaleone, il più misericordioso dei santi che aveva chiesto perdono persino per i suoi carnefici, l’iscrizione greca del reliquario, perduta durante il restauro anteriore al 1886 come sappiamo da Antonio Pasini (1887) diceva: "Possa tu, medico degli ammalati, versare zampili di celeste salute".

San Teodoro e San Pantaleone, mosaici XII secolo, Venezia, Basilica di San Marco

La parrocchia intitolata a san Pantalonai margini occidentali della città ricordata per la prima volta in un privilegio di papa Alessandro III del 1161, rientra nel nucleo più antico delle parrocchie veneziane e la sua estensione, prima che si costituissero all’inizio dell’Ottocento le contigue parrocchie dei Frari, dei Carmini e dei Tolentini, era molto maggiore dell’attuale. È ora delimitata a oriente del canal Grande, a nord dal rio della Frescada, a ovest dall’incrocio della salizzada con la calle Falier in prossimità del rio del Malcanton e a sud dal rio di Ca’ Foscari o di San Pantalon.

 

Il rio di San Pantalon anticamente veniva attraverso con un traghetto, ricordato in un elenco di “treghetti dove stanno barche da guadagnar” nel Deorigine situ et magistrati bus urbis Venetae (1493-1530)di Marin Sanudo il Giovane e nel nome di “campiello del Traghetto” rimasto al piccolo campo dopo il ponte. Lì si trova l’antica chiesa parrocchiale di Santa Margherita, la cui devozione è pure di derivazione orientale. La pianta del de’ Barbari (1500) consente di vedere le notevole somiglianza tra la chiesa di Santa Margherita e quella antica di San Pantalon, con lo stesso orientamento e i duecampanili sono molto simili sul lato destro della facciata. È di Antonio Niero (1976) l’ipotesi che nell’insedia mento urbano al di qua e al di là del canale di San Pantalon si concentrassero le residenze di mercanti bizantini o in particolare rapporto commerciale con Bisanzio. A lontana testimonianza di ciò vanno ricordati il tondo con bassorilievo marmoreo del XII secolo (arte constantinopolitana) murato tra due porte in campiello di Ca’ Angaran (a due passi dalla chiesa, sulla destra, tra gli anagrafici 3717 e 3718 verso  Paruta), che presente un imperatore bizantino a figura intera, incoronato, reggente il labaro-scettro e l’orbe crociato; una casa sul canale dal lato di Santa Margherita con tracce veneto-bizantine, probabile fontego per le merci che venivano importate dall’Oriente o lì commerciate.

 

 

LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA

Non si possiedono elementi sicuri sulla fondazione e sull’aspetto originario della chiesa dedicata a san Pantaleone, che doveva esistere pero’, gia’ nel 1161, subendo diverse trasformazioni nel corso dei secoli successivi; fu rinnovata nel 1222 probabilmente per volonta’ del piovano Angelo Semitecolo e la prima consacrazione nota, da parte del vescovo di Castello Ramberto Polo, rimonta al 1305 durante il piovanato di Bartolomeo Dandolo.

La pianta di Venezia di Jacopo de’ Barbari fornisce un’immagine molto chiara, e profondamente diversa da quella attuale nel suo orientamento, dell’edificio alla fine alla fine del Quattrocento: al rio Mosca volgeva infatti la facciata, affiancata da un campanile a pianta quadrata, con tre finestre nella cella campanaria e copertura a cuspide, mentre il lato dava sul campo, preceduto da un portico che copriva il sagrato e includeva il cimitero. L’interno aveva allora tre navate, di cui la centrale, più alta, si concludeva con un abside poligonale finestrata. Nel Quattro e Cinquecento diversi altari arricchivano la chiesa, che vedeva il suo fulcro visivo in quella della cappella maggiore, eliminata alla fine del Seicento, progettato nel 1557 da Andrea Palladio.

L’edificazione, causata credibilmente da motivi statici, della nuova chiesa con aspetto odierno si deve all’architetto trevigiano FRANCESCO COMIN che, su commissione del parroco Giambattista Vinanti, la ideò e ricostruì tra il 1668 e il 1686. Guidato da un criterio urbanistico che voleva la facciata prospettante sul campo, ruotò di novanta gradi l’asse longitudinale della navata, ponendo il presbiterio a nord e a sud la facciata a capanna con tre porte, che è rimasta incompiuta rivelando la sottostruttura in mattoni, con un’unica apertura semicircolare in alto. Verso il 1720 ebbe inizio la ricostruzione del campanile, attribuita a Tommaso Scalfarotto: a pianta quadrata, ha la cella campanaria con aperture serliane e si conclude con una piccola cupola.

L’interno si presenta con un’unica ampia navata di ordine composito, coperto da soffitto a volta con tre cappelle per parte intercomunicanti e un presbiterio rialzato a fondo piano, dominato dall’altar maggiore e seguito nel 1671 su ideazione di Giuseppe Sardi, a ordini sovrapposti, con grande varietà di motivi decorativi e di materiali policromi. Nel `1722 si aggiunse la cappelletta di pianta rettangolare alla sinistra del presbiterio detta del Santo Chiodo in quanto custodiva la reliquia donata alla chiesa dall’ultima badessa del convento della Clarisse dell’isola di Santa Chiara; da ultimo, nel 1744, l’oratorio che riproduce l;intero della Santa Casa di Loreto e che conserva tracce degli affreschi di Pietro Longhi.

Nella controfacciata fu inserito nel 1803 un organo Callido con la cantoria laccata e dorata di PIETRO CHEZIA.

La chiesa ospitava gli altari di diverse confraternite, da quella del Santissimo Sacramento, istituita nel 1513 alla Fraterna dei Sacerdoti, sorta nel 1538 sotto il titolo della Beata Vergine Concetta, alla Scuola del Laneri, devota a san Bernardino, che ebbe il suo altare nel 1514, alla Confraternita della Visitazione della Beata Vergine , del 1577, e dell’Annunciata, del 1583.

 

(Maria Da Villa Urbani, Stefania Mason. Chiesa di San Pantalon: arte e devozione. Venezia, 1994)

1 In realta' San Pantaleone era martirizzato durante le persecuzioni di Diocleziano.

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